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Giacinto Facchetti moriva 12 anni fa: il ricordo commosso della sua Inter

L’Inter e Giacinto Facchetti una storia d’amore dura a morire. Il 4 settembre 2006 la morte di Giacinto. Il ricordo doloroso.

Quel maledetto 4 settembre 2006 sembra così lontano, ma allo stesso tempo così vicino. Una data decisamente dolorosa per gli amanti del calcio e, in particolar modo, per i tifosi dell’Inter. Quel giorno volò in cielo uno dei capitani indiscussi della storia nerazzurra. Giacinto Facchetti è stato più di un capitano. Un bandiera e un volto in cui identificarsi, sia dentro che fuori dal campo. Rassicurante.

Giacinto Facchetti a 12 anni dalla sua morte. L’Inter lo ricorda così: “Idealmente ancora lì guardiamo tutti noi ogni giorno”.

Sono passati 12 anni dalla morte di Giacinto Facchetti, ma il suo ricordo resta vivo nella mente di ogni tifoso nerazzurro. Una di quelle gloriose e statuarie bandiere che probabilmente non esistono più. Un esempio di etica, correttezza e umanità d’altri tempi. Un’intera vita dedicata all’Inter, sia da giocatore che da dirigente in parte.

Proprio la sua ex società attraverso sito ufficiale ha voluto omaggiarlo in questi termini nel giorno della sua morte a 12 anni di distanza. Ciò che segue rappresenta un estratto del libro Se no che gente saremmo” di uno dei suoi figli, Gianfelice Facchetti: “Così quella mattina, forse la più importante della mia vita, mi misi l’abito nuovo e presi il treno per Milano. Dovevo recarmi in via Larga, vicino al Teatro Lirico, per firmare il cartellino dell’Inter.

Mi muovevo come un sonnambulo. I minuti, su quel treno, non passavano mai. I minuti di attesa in via Larga erano come secoli. Finalmente mi misero una penna in mano e un cartellino davanti agli occhi. Firmai: Giacinto Facchetti. Poi uscii di gran corsa, giù per le scale, con il cuore che mi batteva forte. Ero dell’Inter! Ero uno dell’Inter!”.

Il Cipe non ha mai smesso di essere uno dell’Inter, neppure oggi, che sono passati dodici anni da quel giorno infausto. A Firenze, qualche giorno dopo, Esteban Cambiasso incarnò idealmente ogni tifoso nerazzurro, nell’indicare il cielo dopo un gol segnato.

E idealmente ancora lì guardiamo tutti noi ogni giorno, col mento leggermente sollevato, a testa alta, ricordandoci di chi è stato Giacinto, in mezzo e sopra a tutti noi, etica, correttezza, umanità. Giacinto è qui. Giacinto is here”

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