Serie A

Romanisti all’attacco di Totti ma sbagliano clamorosamente obiettivo

Le parole di Totti suscitano scalpore

Le dichiarazioni di Francesco Totti alla Gazzetta dello Sport infiammano e dividono come non mai il popolo giallorosso. “La gente deve saperlo: la Juve fa un altro campionato rispetto a noi, Inter, Milan, Napoli e Lazio. Questo però non deve essere un alibi per la squadra, noi dobbiamo lottare per provare a vincere. Ma i bianconeri sono fuori concorso, le aspettative sono queste e la realtà anche”.  Quelle riportate sono appunto le dichiarazioni dell’icona romanista alla Gazzetta dello Sport.

E’ bastata quindi qualche considerazione di buon senso dell’ex Capitano per scatenare un putiferio sulle radio romane e non solo. Una parte del popolo giallorosso questa volta però non si schiera dalla parte del suo beniamino, ma addirittura contro. Ciò che gli viene rimproverato è una sorta di resa preventiva al nemico di sempre, la Juventus, ancor prima che il campionato entri nel vivo.

Un mercato in prospettiva futura

Ma un ridimensionamento, se guardiamo freddamente a ciò che è avvenuto sul mercato negli ultimi dodici mesi, a noi pare innegabile. E non certo per colpa di Totti, bensì per precise scelte della proprietà.  Nell’arco degli ultimi dodici mesi hanno infatti fatto le valigie dalla Capitale giocatori del calibro di Salah, Nainggolan, Strootman e Alisson. E questo è un fatto incontestabile per il quale le responsabilità vanno tutte addebitate alla proprietà di James Pallotta. Ci chiediamo: in tutto ciò cosa c’entra Francesco? Nulla, ma è soltanto il nostro parere.

Se osserviamo poi il monte ingaggi della squadra giallorossa esso, a causa delle cessioni, è sceso a 100 milioni lordi, il che è un bene ma soltanto per ragioni di bilancio. Se lo confrontiamo poi al monte ingaggio stratosferico della Juve (pari a 219 milioni lordi) la differenza pare abissale. Ma non è finita qui. L’ammontare degli stipendi elargiti ai giocatori romanisti è inferiore di ben 40 milioni anche a quello del Milan e pure al monte ingaggi totalizzato dall’Inter. Insomma, se è vero che il bilancio gode di una boccata d’ossigeno è altrettanto vero che ora è a rischio la competitività tecnica della squadra. La Roma si posiziona quindi soltanto al quarto posto della Serie A in questa speciale classifica, tallonata da vicino da un Napoli (94 milioni lordi) che tuttavia dispone di una rosa molto meno saccheggiata rispetto a quella a disposizione di Di Francesco.

E i nuovi arrivi?

Alle considerazioni che precedono, direte voi, si può obiettare facilmente. Monchi infatti ha operato sul mercato in entrata portando a casa molti giocatori, fra i quali quali Pastore, Nzonzi, Kluivert, Cristante, Marcano e Olsen. Ma peccheremmo di obiettività se mettessimo tout court quest’ultimi sullo stesso piano degli straordinari top player ceduti dall’abile direttore sportivo spagnolo. Del pari crediamo che giovani come Kluivert e Cristante, se verrà concesso loro il giusto tempo di ambientamento, potranno dare delle soddisfazioni alla tifoseria e fare una carriera importante. Ma nell’immediato occorrerà dosarli e preservarli, sia dalle difficoltà tattiche del campionato italiano sia dal troppo amore che una piazza come quella romana può pericolosamente riversare sui propri beniamini.

Ecco perché per la prima volta nella sua vita Francesco Totti, dopo aver fatto sognare immensamente per due decenni il tifo romanista, si cala ora nella versione di dirigente-pompiere. Le illusioni “dell’ambiente” potrebbero pericolosamente far perdere di vista l’obiettivo stagionale, vale a dire quel secondo/terzo/quarto posto che assicurerebbe un posto in Champions. Ecco perché Totti deve per forza, dato il ruolo che attualmente riveste, essere il parafulmine di qualcun altro (Pallotta), sul quale ricadono ben altre responsabilità.

Ma tutto ciò per ora da una frangia del tifo giallorosso non ne viene capito e nemmeno accettato.  A noi in tutto questo baillame è venuta in mente una frase pungente della scrittrice e avvocatessa americana di inizio del 900’, Helen Keller. “La gente non ama pensare. Se uno pensa, deve poi giungere a delle conclusioni. Le conclusioni non sempre sono piacevoli”.

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