A Vienna o si fa l’Inter o si ‘muore’

A Vienna o si fa l’Inter o si ‘muore’

È il 27 maggio 1964. Siamo allo stadio Prater di Vienna. L’Inter di Helenio Herrera batte 3-1 il Real Madrid di Alfredo Di Stefano e vince la sua prima Coppa dei Campioni. È il 3 ottobre 1990. L’Inter di Lothar Matthäus incrocia il Rapid Vienna nei 32esimi di Coppa Uefa. I nerazzurri vengono sconfitti, in rimonta, per 2-1. Nella gara di ritorno, però, ribaltano il risultato. È l’inizio della cavalcata che poterà a vincere la Coppa in finale contro la Roma. Questi due esempi testimoniano come i nerazzurri abbiano un legame particolare con la città e la squadra della capitale austriaca. Questa sera andrà in scena un nuovo capitolo. L’Europa League, quest’anno, dev’essere onorata a differenza della sciagurata ultima esperienza. La società e i tifosi hanno bisogno di tornare a “sognare” dopo 9 anni di oblìo.

Il caso Mauro Icardi

L’Inter, però, arriva nelle peggiori condizioni possibili. Certo, la vittoria di Parma è stata una boccata d’ossigeno per il campionato ma il caso Mauro Icardi ha rialzato ai massimi livelli la tensione nell’ambiente. Vienna torna dunque al centro di una stagione nerazzurra: come fu nel 1964, come fu nel 1990-1991. L’Inter di Herrera, al Prater, spalancò le porte del mito. L’Inter di Lothar Matthäus, contro il Rapid, iniziò a capire che sì, dopo lo Scudetto dei record, c’era ancora qualcosa da conquistare. L’espressione “la madre di tutte le partite” la lasciamo a qualcun altro. Però ci piace sottolineare, parafrasando Francesco De Gregori, che questa sera: ‘O si fa l’Inter o si muore’.

Si può andare oltre?

Se l’Inter dovesse vincere, darebbe un segnale forte. Quale? Il caso Mauro Icardi può essere superato perché è sempre più importante lo stemma davanti che il nome scritto dietro una maglia. Se l’Inter dovesse perdere, invece, sarà l’inizio di un’agonia che terminerà solo in estate quando cambierà nuovamente tutto (allenatore compreso?). Il Rapid Vienna non è un avversario insuperabile, ma l’Inter ha già dimostrato di scivolare contro squadre internazionali sulla carta inferiori: dal Lugano all’Alaves, passando per l’Helnsiborg e il Beer Sheva.

La strada per la Champions League

Snobbare la “vecchia” Coppa Uefa sarebbe un peccato mortale. Come detto prima, società e tifosi hanno bisogno di tornare a vincere dopo anni. E soprattutto perché vincendo l’Europa League, si spalancherebbero le porte alla Champions: il traguardo imprenscindibile per tornare davvero grandi.

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