ESCLUSIVA CD – Inter, senti Garlando: “No al ritorno di Mourinho”

Auguri Inter. Nel giorno del 111º compleanno del club nerazzurro anche Luigi Garlando, penna di spicco della Gazzetta dello Sport e autore di “Ora sei una stella”, porge i suoi auguri.

Auguri Inter. L’intervista a Luigi Garlando

Cosa festeggia, oggi, chi ama questi colori?

Festeggia una società dal passato glorioso, ma soprattutto una storia di emozioni e di valori che sono stati superiori alle vittorie stesse. Festeggia l’unicità della squadra più letteraria e imprevedibile d’Italia che ha suscitato sempre un forte orgoglio di appartenenza che va oltre i risultati.

Qual è, secondo Lei, il momento più significativo dei 111 anni di Inter? E chi è stato il giocatore più significativo?

La fondazione, in una taverna di artisti, sotto una volubile luna di marzo. E’ lì che le è entrata nel sangue la “follia” che è gran parte del suo fascino. Giacinto Facchetti, glorioso terzino-goleador. E’ stato uno dei simboli migliori della Grande Inter, sia nelle vittorie (la cavalcata nella leggendaria rimonta sul Liverpool), sia nella sconfitta: è stato il primo a consolare Giuliano Sarti, dopo la papera di Mantova che nel ’67 chiudeva di fatto il ciclo del Mago Herrera. E poi una limpida carriera da dirigente. Resta il miglior biglietto da visita che può spendere l’Inter.

Nel suo libro ora sei una stella, il nonno Amilcare si impegna per far diventare interista il nipote. Cosa direbbe Amilcare oggi a Icardi?

Gli racconterebbe di Virgilio Fossati, che morì sul Carso durante la Grande Guerra, di Giacinto Facchetti e di Javier Zanetti: capitani che hanno sempre messo il senso del dovere e il bene dell’Inter davanti agli interessi personali. Possono aver sbagliato qualche partita, mai un comportamento.

Lei scrisse: Mourinho davanti a quel muro di padri che videro la grande inter e figli che ne sentivano solo le storie. Suning ripartirà da Mourinho per fare grande l’Inter o servirà un altro profilo?

Avendo carattere e sangue da artista, l’Inter è più portata a mettere in scena un nuovo spettacolo, piuttosto che a celebrare il passato. Il ritorno in panchina del Mago, nel ’73, finì addirittura con un infarto. Io considero Mou un amore finito, da non riscaldare. Vedo piuttosto un giovane allenatore, affamato e ben istruito, capare di pregettare un nuovo ciclo, coraggioso e moderno. Magari straniero, in nome dell’internazionalità che è stata il sentimento dominante nell’atto di fondazione

Dove si immagina l’Inter tra 111 anni?

Me la immagino al vertice del calcio italiano e mondiale, sempre in grado di vincere una partita già persa e di perderne una già vinta.

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