Auguri Inter, 111 anni di storia e di Serie B non ho memoria

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Auguri Inter, meravigliosa capriola della vita

“L’Inter è una meravigliosa capriola della vita”. Michele Serra è un giornalista e uno scrittore italiano. Da sempre considero il suo aforisma un perfetto riassunto di cos’è l’Inter: un continuo ribaltamento, attimi di sospensione senza fiato, la giusta dose di paura ma la certezza di ricadere sempre in piedi. Sono passati 111 anni da quando un gruppo di galantuomini diede vita alla società. “Nascerà qui al ristorante L’Orologio, ritrovo di artisti, e sarà per sempre una squadra di grande talento. Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo”. Oggi, 111 anni dopo, l’Inter ha 18 Scudetti, tre Coppe dei Campioni, altrettante Coppe Uefa, due Coppe Intercontinentali, un Mondiale per club, sette Coppa Italia e cinque Supercoppe italiane. Considerando da dove e chi siamo nati, direi che abbiamo fatto un ottimo lavoro. Perché come ci ha insegnato l’avvocato Peppino Prisco: “L’Inter nasce da una costola del Milan: infatti noi non abbiamo mai rinnegato le nostre umili origini”.

Dimmi cosa c’è di meglio di una continua sofferenza per arrivare alla vittoria

Siccome sono più vicino ai 40 che ai 20 anni, continuerò a considerare come unico inno ‘C’è solo l’Inter‘. Graziano Romani ed Elio, in circa quattro minuti, hanno perfettamente raccontato cosa siamo. La continua sofferenza di vivere stagioni non sempre all’altezza per arrivare alle vittorie. Sarebbe facile e scontato parlare del 2010. Preferisco invece ricordare il 2006. “Questo è lo Scudetto della correttezza e del rispetto delle regole” disse Giacinto Facchetti, il nostro capitano. Oggi c’è il pericoloso esercizio di riscrivere la storia, ma noi la storia l’abbiamo prima vissuta e poi studiata molto bene. E la dobbiamo difendere con le unghie e con i denti. Perché come ci ha insegnato Indro Montanelli: “Un popolo che ignora il proprio passato, non saprà mai nulla del proprio presente”.

Non puoi cambiare la bandiera

Dicevo della canzone di Graziano Romani ed Elio… In un altro passaggio recita: “No, non puoi cambiare la bandiera e la maglia nerazzurra dei campioni del passato. Che poi è la stessa di quelli del presente. Io da loro voglio orgoglio per la squadra di Milano perché c’è solo l’Inter”. Ecco. Nel giorno del ‘nostro’ compleanno non è consono innescare polemiche. Però quel “io da loro voglio orgoglio” andrebbe stampato e appeso in ogni singola postazione dello spogliatoio di Appiano Gentile.

E mi torna in mente l’avvocato Prisco…

“E mi torna ancora in mente l’avvocato Prisco. Lui diceva che la serie A è nel nostro Dna. Io non rubo il campionato ed in serie B non son mai stato”. Potrei anche finirla qui, ma permettetemi di andare avanti. In questa frase c’è tutta la ‘mia’ Inter. Sono diventato interista alla fine del 1991, quando avevo poco più di sei anni. Certo, noi avevamo vinto una Coppa Uefa l’anno prima, ma quegli erano gli anni del Milan degli olandesi. È stato un periodo davvero difficile. Un bambino non dovrebbe affrontare prove così dure in così tenera età. Però… Però è quel “in serie B non son mai stato” che, soprattutto oggi, mi ricorda che ne è valsa la pena di resistere, resistere, resistere. “Sono dell’idea che una retrocessione cancelli almeno cinque scudetti conquistati e che la vittoria di una Mitropa Cup elimini i residui” chioserebbe dunque l’avvocato Prisco.

Ancora auguri, amore mio

Oggi sono 111 anni di storia, dunque. Oggi sono 111 anni che emozioni generazioni e generazioni. Non è sicuramente il compleanno più “tranquillo”, ma ne abbiamo trascorsi anche di peggiori. L’importante è restare sempre uniti. “Essere nerazzurri è un traguardo, un segno di eccellenza. Vi chiedo di urlare forza Inter con passione, ma senza rabbia” direbbe Giacinto Facchetti. Ancora auguri, allora, amore mio.

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