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Milan Champions. 1989, la rivoluzione di Sacchi e la vittoria in Champions

Milan Champions, sono passati trent’anni da quando Sacchi scrisse la storia del Milan. La prima di tre coppe dei campioni nell’era Berlusconi

Nella primavera del 1989 le tensioni politiche internazionali, sfociate in novembre nella caduta del muro di Berlino, erano le protagoniste della nostra cronaca quotidiana. In particolare l’est Europa era sotto la lente d’ingrandimento, nulla sarebbe più stato come prima. Per i tifosi del Milan però, est Europa in quei giorni significava Romania. Significava Steaua Bucarest. Sì, perché mercoledi 24 maggio al Camp Nou di Barcellona i rumeni avrebbero conteso ai rossoneri l’edizione numero trentaquattro della Coppa dei Campioni. Era un torneo diverso da quello cui siamo abituati oggi. 31 squadre partecipanti in rappresentanza di 31 Paesi. Partecipavano, infatti, solo i vincitori del campionato nazionale.

L’approdo in finale del Milan si può, quindi, considerare la conclusione di un cammino iniziato nel maggio precedente con la conquista dell’undicesimo titolo tricolore giunto dopo nove anni terribili per società e tifosi, passati anche attraverso due retrocessioni in serie B. L’arrivo di Silvio Berlusconi al timone, nel febbraio di tre anni prima, gettò le basi per un futuro radioso a chiara dimensione internazionale, come da tradizione societaria. Quella in terra catalana sarebbe infatti stata la quarta finale nella massima competizione europea, dopo essere stata la prima vincitrice italiana nel 1963.

Milan Champions, il cammino dei rossoneri

Il cammino verso la finalissima conobbe il suo ostacolo più grande al secondo turno,dopo un esordio piuttosto agevole contro i bulgari del Vitosha Sofia (oggi Levski), contro la Stella Rossa di Belgrado. I talentuosissimi serbi, all’epoca jugoslavi,fecero letteralmente impazzire i rossoneri soprattutto nella gara di andata a San Siro, mettendo in mostra lo sconfinato talento di Dragan “Pixie” Stojkovic. Possesso palla, ripartenze veloci e grande corsa misero in grande difficoltà gli uomini di Sacchi. Uno a uno e qualificazione da guadagnarsi in trasferta,non facile con questi avversari. Sarà ricordata come la partita della nebbia, la prima e unica nebbia nella storia della città, ripetuta il giorno successivo. Di nuovo uno a uno e calci di rigore che premiano il Milan grazie alle parate di Giovanni Galli, una sul tiro del futuro “Genio” Savicevic. Pericolo scampato.

Nei quarti di finale, a Baresi e compagni toccano i rognosi tedeschi del Werder Brema. In Germania prosegue la saga dei gol fantasma inaugurata a Belgrado, zero a zero e arrivederci a Milano dove un rigore di Van Basten porta il Milan in semifinale, contro il Real Madrid. Al Bernabeu va in scena una nuova clamorosa svista arbitrale, raddrizzata dal fantastico colpo di testa del solito Van Basten che regala pareggio e ottimismo in vista del ritorno.Non servirà essere ottimisti. Il 5-0 con cui giungerà la qualificazione alla finalissima entra di diritto nella storia del club come una delle più grandi partite mai giocate,ma il meglio deve ancora arrivare….

Milan Champions, la storica finale di trenta anni fa

Eccoci dunque alla sera del 24 maggio, Barcellona. Lo stadio è quasi totalmente rossonero,chi dice settanta, chi ottanta, chi addirittura novantamila persone al seguito della squadra. C’è grande fermento per la gara che potrebbe riportare il Milan sul trono d’Europa dopo venti lunghissimi anni, anche un po’ di preoccupazione però, perché l’avversario è di tutto rispetto considerando che lo Steaua ha alzato la Coppa solo tre anni prima e annovera tra le sue fila Gheorghe Hagi, futura stella di Real e Barcellona che passerà anche dall’Italia. Uno sciopero dei giornalisti spagnoli mette addirittura a rischio la diretta televisiva nel nostro Paese, ma due telecamere fatte partire in tutta fretta permettono alla Rai di far arrivare la voce di Bruno Pizzul nelle nostre case. Il Milan schiera la formazione tipo divenuta leggendaria. G.Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, Costacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Gullit, Ancelotti. La partita è un autentico monologo, una straordinaria dimostrazione di forza cominciata con il palo di Gullit al quarto d’ora e terminata dopo tre minuti della ripresa con il quarto gol firmato Marco Van Basten. Accademia nei restanti quaranta minuti e spiccioli.

Forse mai come in questa partita il credo di Arrigo Sacchi si è espresso in maniera più chiara e limpida, incurante fortunatamente delle critiche e dei consigli della maggior parte della stampa, Gianni Brera in testa, che gli chiedeva di pensare a difendersi e puntare sul contropiede. No, non sarebbe mai venuto meno al suo modo di vedere il calcio, alla sua mentalità, riassunta molto bene in ciò che disse ai suoi ragazzi nella rifinitura pre-partita: “Giochiamo in un campo di 115 metri per 75.Se noi siamo bravi lo riduciamo trenta metri per trenta metri, e ci siam sempre dentro tutti e undici.”. Mentalità dicevamo: la vera innovazione dell’omino di Fusignano fortemente voluto dal Presidente riguardava soprattutto questo aspetto. Il Milan giocava sempre per imporre il proprio gioco, in casa come in trasferta, in Italia come in Europa. Nessuna squadra italiana aveva mai interpretato il calcio in questa maniera. La squadra rossonera torna così sul tetto d’Europa, in un periodo d’oro per il calcio italiano che piazzava tre finaliste nelle coppe europee. Il primo trionfo internazionale del primo ciclo Berlusconiano. Trent’anni sono passati da allora, trent’anni in cui i trionfi non sono mancati per il popolo milanista; ma chi ha vissuto da vicino quel momento lo riconosce come il punto di partenza, la consapevolezza di poter recitare finalmente un ruolo da protagonista che potesse durare nel tempo, come poi è stato.

Buon compleanno Coppa dalle Grandi Orecchie. Quando tornerai, sarai sempre la benvenuta.

 

Autore: Roberto Curti

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