Giampaolo Milan, la conferenza di presentazione (LIVE)

GIAMPAOLO MILAN | Oggi alle 17 andrà in scena la conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico rossonero. Il tecnico parlerà del suo progetto e risponderà alle domande dei giornalisti presenti. Al suo fianco anche Paolo Maldini, Frederic Massara e Zvonimir Boban.

Giampaolo Milan, le sue parole

Live: Su Gattuso è su cosa cambiare

“Quando abbiamo giocato contro ho fatto i miei complimenti a Gattuso, gestiva bene le cose dialetticamente. Si è preso sempre le sue responsabilità e in quanto tecnico devi farlo. Lo elogiavo per questo. Tecnicamente la squadra ha qualità, difendeva bene quando faceva densità nella sua metà campo e con una buona organizzazione. Vedremo cosa cambiare. Ho delle idee, ma devo conoscere bene le qualità dei giocatori. Lavorerò per giocare un calcio nel quale il calciatore si senta protagonista, che abbia coraggio e non sia attendista. Serve lavoro, lavoro, lavoro. Serve disponibilità da parte di tutti, bisogna credere nel progetto”.

Quali sono state le sue richieste?

“Sono un allenatore che vive il suo mestiere con passione, fatico anche a godere del percorso. Paolo e Boban sono stati calciatori di alto livello, sanno capire. Ho esposto le mie idee senza essere pressante. Ho chiesto un giocatore per portare avanti il nostro lavoro in maniera funzionale al nostro progetto. Io ho fiducia in loro, quando propongono giocatori non ci vanno mai lontani. I loro suggerimenti sono sempre pertinenti”.

Sull’esclusione dalla prossima Europa League 

“Spiace non fare l’Europa League, però ho la possibilità di lavorare sette giorni per poi tornare in Europa l’anno prossimo”.

Cosa promette ai tifosi?

“Promettere meno significa lavorate tanto, programmare anche le cose che voi non vedete. I carichi di lavoro, i tratti psicologici e la mentalità dei giocatori. C’è un lavoro grande da fare. Prometto serietà, lavoro, impegno, dedizione. La dirigenza lavora tanto, conto di arrivare a Milanello alle 8 e uscire alle 20. Mi piacciono i calciatori responsabili, che sentano il senso di esperienza e che siano affidabili. Non mi piacciono gli inaffidabili. La storia del Milan impone di fare risultati importanti. Respiro questa responsabilità e devono farlo anche i giocatori. I tifosi devono raccogliere il frutto di questo lavoro. Dobbiamo trascinarli, creando il feeling e l’unione che possono portare oltre”.

Sul probabile arrivo di Praet e su Cutrone e Andrè Silva

“Praet lo stimo, non so se diventerà un giocatore in più nel Milan visto che abbiamo già quattro mezzali. Ora Praet non è del Milan, siamo coperti e poi non so cosa succederà. André Silva e Cutrone sono calciatori diversi, dovrò valutarli assieme agli altri giocatori. Sono di livello, devo capire chi è più funzionale. E’ bello poter scegliere, il brutto è quando non puoi scegliere”.

Sul nuovo acquisto Theo Hernandez

Per Theo Hernandez il club ha fatto una ricerca importante, ha grande potenziale e mi hanno chiamato apposta per far crescere giovani di qualità. Sono curioso di conoscerlo, perché si porta dietro un’ambizione di poter diventare uno dei migliori nel suo ruolo. Ha caratteristiche più simili a Laxalt che a Rodriguez, dovremo pensare a come muoverci lì”.

Sul mercato e sul rapporto con Maurizio Sarri 

“A livello di mercato traccio profili e poi ci pensa il club, lavoriamo in grande sintonia. Ci sono calciatori che con le loro qualità rendono più bella l’idea. I giocatori forti sanno rendere anche migliori le proposte degli allenatori. Con Sarri c’è amicizia, ci sentiamo spesso e abbiamo fatto delle cene assieme perché viene in vacanza vicino a casa mia. E’ un esempio di uno che ha sofferto, ha studiato, ha vinto tramite sacrificio e passione. Gli devo molto, suggerì il mio nome alla dirigenza dell’Empoli. Siamo cresciuti rubandoci anche alcune idee”.

Suso è adatto al nuovo modulo?

“Suso è un calciatore di qualità, mi piace. Ha dribbling e soluzioni offensive. Non mi fossilizzerò sul modulo ma sulle caratteristiche dei calciatori. Suso lo valuterò per farlo rendere nella posizione mi migliore”.

Il Milan rappresenta una rivincita per la sua carriera?

“Non c’è rivincita, sono rimasto deluso dalle esperienze negative ma non ho mai mollato. Ho studiato, mi sono sempre aggiornato perché non si smette mai di imparare. Ho passione per il mio lavoro ed essa mi ha portato qui, spero di rimanerci a lungo”.

Quale sarà il suo obiettivo con questa squadra?

“Parlare di obiettivo finale senza costruire step non ha senso. E’ chiaro che si guarderà verso l’obiettivo finale, ma devo costruire tutto tramite step di lavoro. Non mi piace parlare di singoli, ma di tutto il collettivo. Il Milan al di sopra degli interessi individuali. La differenza la fa il gruppo, non ci sono prime donne ma giocatori che devono mettersi al servizio della squadra”.

Sul modulo

“Domani dovrò entrare dentro la pancia del Milan, capendo con chi ho a che fare. Non partirò dal modulo, ma dalle caratteristiche dei giocatori. Sicuramente giocheremo a quattro dietro, poi per il resto vedremo come ci schiereremo a livello di modulo”.

“Voglio conoscere fino in fondo gli attuali giocatori in rosa. Mi spiace di non disporre subito di Kessie, Cutrone, Paquetà, Caldara, Bonaventura e Laxalt. Voglio capire bene chi potrà essere funzionale alle nostre idee, servirà un periodo di riflessione. Iniziamo con un numero di calciatori abbastanza ridotto”.

Cosa ci vuole per tornare in alto?

Penso che per tornare in alto ci voglia tempo è vero, ma il Milan ha giocatori molto giovani e bisognerà trasmettergli le ambizioni. Le differenze tra arrivare primo, secondo, terzo o quarto sono sottili, è un esercizio di mentalità vincente da dare, che è il patrimonio di questo club. Boban e Maldini hanno esperienza da vendere e spero contribuiscano, giocare e allenare il Milan non capita tutti i giorni, devi rispettarne le ambizioni senza paura. Sono fiducioso, dovrò solo capire le qualità dei calciatori e cosa ci serve, è una bella sfida che raccolgo con entusiasmo”.

Sulla qualità della squadra

“Non si può giocare bene senza calciatori di qualità, nessun allenatore può farlo. La qualità rende un gruppo di giocatori in sintonia tra loro, suonano lo stesso spartito. Il Milan ha diversi giocatori con questa caratteristica. Pensavo che il Milan potesse essere la sorpresa del campionato nella passata stagione. Credevo che la squadra potesse ambire ai posti più alti. Ho sempre pensato che ci fossero giocatori capaci di ascoltare quel tipo di musica. Sceglieremo calciatori per portare avanti le nostre idee”.

Qual è il mio motto?
“Testa alta e giocare a calcio. Non mi piacciono titolari e riserve. Voglio giocatori motivati che vogliono essere ricordati per aver scritto una pagina importante. Il progetto è offrire uno spettacolo apprezzabile. Non parto da un obiettivo finale. Il Milan deve giocare per l’obiettivo più alto, lo so. Ma non parto da lì. Il mio pensiero è domani”

Cosa ha in mente di fare?
“Il Milan per me rappresenta un senso di appartenenza, un modello di gioco, una riconoscibilità calcistica. Ha raggiunto i risultati attraverso un’identità. Non siamo riconoscibili solo per la maglia rossonera a strisce verticali. Le grandi squadre devono avere un’identità. Ho in testa mille cose, i calciatori devono riconoscersi in quello che fanno e i tifosi del Milan devono avere questo senso di appartenenza”.

Quando l’ha chiamata Maldini?
“Quando ero in barca. La sua chiamata è un onore e un privilegio. I miei amici sono partiti io ho preso il primo aereo e sono venuto qui. Cinque anni fa per ripartire sono partito dalla Serie C, una scelta che poteva chiudere la mia carriera professionistica da allenatore. Ho accettato, ho avuto la follia di ripartire da lì, ero risentito e volevo tornare in Serie A partendo dalla categoria più bassa. Cinque anni dopo la chiamata di Paolo mi ha reso un uomo felice. Sono pronto a raccogliere questa sfida””

Il Milan è la grande chance della vita di Giampaolo?
“Sono felicissimo di essere qui, il Milan è uno dei club più conosciuti al mondo. Penso di essermi meritato il Milan. Il mio percorso è stato di cadute e risalite”
 

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