Inter, Caressa, Zazzaroni e Ronaldo gufare è un’arte, scansatevi

Inter Caressa Ronaldo e Zazzaroni: cosa hanno in comune?

Inter gufi – Cos’hanno in comune Cristiano Ronaldo, Zazzaroni e Caressa? Di sicuro non lo stipendio, neanche il ciuffo da mandare indietro con elegante nonchalanche e nemmeno una moglie che a tutte le ore spande a piene mani dalla TV la sua sapienza culinaria. I 3 dell’Ave Maria hanno provato a fare sodalizio nelle ultime ore, invocando a gran voce la sconfitta dell’Inter al San Paolo, ma le loro preghiere gli son tornate tutte sulle gengive, come un boomerang impazzito. Che anche Lassù qualcuno che conta sia interista? Gufare non è uno scherzo, è solitamente un arte conservata con gelosia da coloro cui la sorte riserva un destino cinico e baro, soprattutto baro, che non si addice ai potenti dello sport o delle TV.

Gufare è arte difficile

Solitamente abbiamo detto, perché nel tifo l’arte di gufare si sublima quando l’avversario è già in difficoltà, quando scatta l’odore del sangue, quello vero. L’anno della Juventus in serie B ad esempio. Facile aspettare le sventure degli altri, obbietterà il solito buonista. Facile? Provate voi a passare dall’attesa ironica e riposante di un gol di Ricchiuti del Rimini o di Martinetti dell’Arezzo a quella spasmodica di un angolino centrato da Neymar o da Asensio. Tentate pure, voi inesperti, di invocare un regalo dal cielo al 90mo mentre quelli là dominano 3 a 0 al Bernabeu e vediamo se vi arriva una ciantellata di Benatia all’avversario o una confezione da 36 fruttini. E provate voi a chiedere la grazia di far cessare un diluvio universale solo per vedere un golletto di tale Calori. Provate, poi fateci sapere. A noi è riuscito, dopo anni di applicazione feroce.

Gufare non è da elite

Gufare è roba da specialisti, non da parvenu che si alzano una mattina, si fanno servire la colazione dalla domestica, saltano sul loro SUV da 300 mila euro, vanno a pranzo da Cracco e poi arrivano belli satolli davanti a una telecamera e sparano il loro anatema. La gufata ha senso se viene da chi vive tra lacrime e sangue perché mescola l’aspirazione di chi vuole rialzare la testa e il veleno di chi ha subito ingiustizie profonde.
La gufata è arte del popolo, non dell’elite, per quanto sana e democratica. Ecco perché Zazzaroni e Caressa non sono credibili nelle loro scaramanzie, prime donne di uno show in cui si cantano le lodi dei potenti e si balla sulle disgrazie degli altri. E ancor meno Ronaldo, lui non canta, lui conta, nello spogliatoio come in banca.

Gufa anche Sarri?

E poi c’è chi di scaramanzia si nutre da sempre e con grande soddisfazione, visto che anche grazie a caffè, sigarette e gatti neri ha costruito una carriera strepitosa. Non ci stupirebbe se pure dalla panchina bianconera arrivassero riti e malefici per arginare la corsa nerazzurra. Il Valdarno di Maurizio Sarri è terra di filosofi, scrittori, educatori. Tra Marsilio Ficino e Lorenzo Pignotti , spicca l’antico maestro Giuseppe Frittelli , fonte di buon senso e passione per la cultura. A Sarri un consiglio da amico, abbracci il sapere illuminato di Frittelli e lasci da parte la cabala. Anche perché, gli ultimi mercati lo dimostrano, mettersi contro l’Inter… porta male.

(Mario Spolverini)

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