Vicini ad una nuova Calciopoli, a chi giova il dominio di Nicchi ?

Nicchi Calciopoli – Commisso ha aperto il vaso di Pandora. L’ira del focoso calabro-statunitense, punto nel suo orgoglio di imprenditore e presidente, si sta trasformando in una vera e propria slavina. Una volta gli arbitri venivano criticati per il loro silenzio di tomba. Ieri invece Nicchi ha parlato, con fare arrogante e dal vago sapore minaccioso, scatenando ancora di più il presidente della Viola. “Se la sua è una minaccia, serve una risposta riservata e formale. L’organizzazione degli arbitri è come quella dei giudici. Sa quante critiche prendono i giudici negli Stati Uniti e stanno zitti? Lo facciano pure loro“.

Nicchi Calciopoli, le accuse di Boggi

Oggi il carico da 11 lo mette un ex arbitro, Robert Boggi, intervistato da Radio Punto Nuovo. “A Nicchi nessuno dice mai niente con tutti i guai che fa. Non dimentichiamo mai che è stato il sorteggiatore delle palline con Bergamo e Pairetto.”
Boggi ricorda quando si candidò alla presidenza dell’AIA proprio contro Nicchi, accusandolo di aver
“ fatto passare un sistema dittatoriale, senza che nessuno gli dicesse niente…Io persi le elezioni, la gente aveva paura anche di mettere firme e appoggiarmi.” Dopo la sconfitta Boggi si dimise, e subito dopo gli arrivò una comunicazione per un processo per aver denigrato Nicchi. “Quella che è stata una volta Calciopoli, lo sarà ancora e non ci sarà più modo di tornare indietro” ha affermato Boggi.
Tutto ciò mentre l’AIA, proprio in questi giorni, sta modificando le regole per l’elezione del Presidente in programma per il fine settimana. Ovviamente Nicchi è parte interessata, visto che si è candidato per quello che sarebbe il quarto mandato.

Un passo indietro auspicabile

Il buon senso e la trasparenza imporrebbero a Nicchi un passo indietro. Non tanto per le parole di Commisso, le sue accuse non possono diventare una sentenza di condanna. Ma perché il calcio, come la politica, come le amministrazioni pubbliche, come qualsiasi organizzazione complessa, ha bisogno di periodici ricambi ai vertici. Idee nuove, volti nuovi, se poi possono vantare di non avere alcun legame con gli anni più bui del calcio italiano tanto meglio. E per togliere all’opinione pubblica l’idea che ci siano interessi da difendere ad oltranza, per aprire stanze dove si respira aria pesante per le polemiche che ogni domenica l’appestano, per permettere a chi va allo stadio di non sentirsi preso in giro da una casta di intoccabili.

Una telefonata allunga la vita

Non c’è in ballo il futuro di Marcello Nicchi, i suoi 66 anni gli consentono ormai un lungo, tranquillo periodo di cura dei suoi hobbies e della sua famiglia. In ballo c’è qualcosa di molto più importante, la credibilità del sistema calcio italiano. Attendersi un passo indietro dal diretto interessato è come sperare di trovare un ghiacciolo nel Sahara. Gravina, Presidente della FIGC, dovrebbe avere il cellulare di Nicchi. “Una telefonata allunga la vita” recitava una vecchia pubblicità, ci provi lei, Presidente.

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