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Inter Lautaro flop a Roma, voci di mercato o c’è dell’altro?

Inter Lautaro – Difficile sorridere e fare ironia dopo la tramvata dell’Olimpico, solo Padelli continua a credere che sia tutto uno scherzo di carnevale. Gli altri fanno la solita partita double face già vista con la Juventus, con il Barcellona, con il Borussia Dortmund, in parte anche con l’Atalanta. Un primo tempo dignitoso seguito da una ripresa da tregenda. Il karma del derby che si ribalta, che CI ribalta, stavolta.
La Lazio non fa molto per portare a casa i tre punti, gli basta aspettare l’erroraccio di una difesa di nuovo in grande impaccio. Sarà il portiere che non dà fiducia, sarà Skriniar che gioca forse la sua peggior partita in maglia nerazzurra, fatto sta che le occasioni gliele mette l’Inter sui piedi. Regalare un rigore come quello di ieri sera non è da tutti, bisogna ingegnarsi.

Inter, rigore regalato

Che poi ci sia il fallo preventivo su Padelli, che Immobile sia già in volo quando sente la mano (non la spinta !) di De Vrij tutto lascia il tempo che trova. Si sapeva che quando gli arbitri vedono biancoazzurro il rigore scatta di default. Prima di ieri sera erano 13 su 23 partite, polli i nerazzurri a tirarsi le bottigliate sui marroni come Tafazzi. Nessuno invece, né Rocchi né tantomeno il VAR ha visto la ghigliottina di un laziale al collo di De Vrij su un angolo nella ripresa. Che non veda l’arbitro ci può stare, ma quelli con le immagini sul video ? Avevano una discussione con una pentola di amatriciana o che altro?

Inter Lautaro snaturato: quanti guai

Lautaro non ha giocato, hanno detto in molti, colpa delle voci di mercato. Di certo a 21 anni sapere che c’è chi aspetta solo di coprirti di quattrini qualche grillo per la testa lo fa venire, ma il ragazzo sembra abbastanza tosto per non farsi condizionare in maniera così pesante. Io la penso diversamente. Lautaro non ha giocato perché per lunghi tratti ha fatto cose diverse da quelle che sa fare, ha fatto il paravento quasi fisso su Lucas Leiva. I risultati? 1) Si è perso il suo pressing forsennato sulla ripartenza dell’azione avversaria che ci ha spesso regalato il recupero di palle importantissime nella metà campo avversaria 2) Lukaku si è trovato solo in balia della difesa avversaria come un gatto in tangenziale.

Inter Lautaro,  perchè questa scelta?

Le critiche a Conte da stamani si sprecano, la difesa troppo bassa, l’equivoco Eriksen, l’incapacità di variare in corsa da ‘sto cacchio di 3-5-2 che non sta scritto sulle pietre. Va tutto bene, di tutto questo si può discutere ed ognuno può trovare motivi fondati a supporto di queste tesi o di quelle contrarie. Ma su Lautaro no, non ci sono tesi opposte ed opponibili. Lautaro è prima una serpe messa in seno a qualsiasi difesa avversaria, un rompicoglioni estenuante per volontà e capacità di mordere i garretti di chi riceve la palla dal portiere per riavviare l’azione, e poi è un finalizzatore di classe assoluta. Snaturare le sue caratteristiche per limitare un onesto distributore di fosforo calcistico ormai 33enne non è sembrata una genialata. Di certo è stato un messaggio di paura alla squadra, subito recepito dagli avversari. Che infatti hanno ingabbiato il povero Lukaku abbandonato lassù da solo.

Fotografia del momento

Nel girone d’andata l’Inter ha avuto una media punti 2,53 a partita. Nelle prime 5 del girone di ritorno siamo a 1,6. Colpa degli infortuni, certo, ma non solo, negarlo significa nascondersi dietro ad un dito. Nonostante tutto siamo a meno 3 dalla vetta. Evviva, c’è ancora vita, c’è ancora da sperare, ne siamo convinti tutti. Ma se siamo lì è perché la Juventus ha 9 punti in meno rispetto allo scorso anno. L’Inter ne 8 in più, rispetto ad una squadra che non era ancora uscita dalla solita crisi invernale, che stava precipitando nel “buco nero” della fascia da capitano e del “scinochio” di Icardi. Come lo scorso anno fuori dal girone di Champions e con una semifinale in Coppa Italia malmessa dopo la sconfitta a San Siro.. Nel mezzo un mercato da 150 milioni di euro, più i prestiti (Alexis Sanchez) più Eriksen.

20 giorni di fuoco: crederci è d’obbligo

Ora si inizia a ballare di brutto, 20 giorni da dentro o fuori ogni tre giorni tra big match a Torino, Ludogorets in Uefa League e visita al San Paolo per cercare l’accesso alla finale di Coppa. Se i marroni ci sono davvero è il momento di tirarli fuori, i primi conti si faranno alla fine di questo tour de force.
Ha ragione Fabrizio Biasin, chi si aspettava che l’Inter vincesse il campionato a marzo deve farsi curare da uno bravo, questa raffica di appuntamenti ci dirà quali e quanti margini di miglioramento questa squadra abbia davanti a sé nel breve periodo.

Young, nota positiva

In mezzo a tutto ciò, l’Inter torna da Roma anche con un raggio di sole in valigia. Ashley Young non è il simpatico vecchietto venuto a svernare nel bel paese dopo una strepitosa carriera in Premier, è un signor giocatore che, al di là del gol di ieri sera, non sbaglia mai, fa sempre la cosa giusta con grande lucidità e concretezza. Chi lo ha pescato a parametro zero o quasi ha visto giusto. Per una domenica bestiale come quella di ieri bisogna accontentarci di questo.

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